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Requisiti per avviare un B&B a Roma

Quali sono i requisiti per avviare un B&B a Roma? Ecco alcune informazioni utili.

I “Bed and Breakfast” sono delle piccole attività ricettive che offrono ai loro ospiti i soli servizi di pernottamento e prima colazione. Anche i Bed and Breakfast a Roma sono regolati da normative nazionali e locali, che variano da regione a regione.

La normativa per aprire un B&B a Roma, ad esempio, è differente da quelle presenti in altre città.

I Bed and Breakfast devono possedere dei requisiti standard che sono comuni a tutte le regioni. Di conseguenza i requisiti per aprire un B&B a Roma sono gli stessi necessari a Napoli, Milano o Torino. Vediamoli.

Come aprire un B&B a Roma

I Bed and Breakfast dipendono dal regolamento regionale 24 ottobre 2008 n.16, che ne stabilisce i criteri di classificazione. Su questa legge si sono basate le singole regioni per formulare apposite leggi regionali in materia. Ogni regione, infatti, possiede una propria legge ad hoc a cui i gestori dei B&B devono uniformarsi. La normativa per aprire un B&B a Roma, infatti, è diversa da quella per aprirne uno a Torino o a Milano, ecc.
Per Aprire un B&B a Roma bisogna, quindi, in primis consultare le disposizioni di legge relative alla regione in cui si intende aprire la struttura ricettiva. Il passo successivo consiste, poi, nella presentazione della SCIA, ovvero, la Segnalazione Certificata di inizio attività.

Requisiti per gestire un B&B a Roma

I B&B italiani devono possedere alcuni requisiti fondamentali, indipendentemente dalla regione in cui sono ubicati.
Il che significa che i requisiti per aprire un B&B nella capitale sono gli stessi necessari per aprirlo a Napoli, a Milano o in qualsiasi altra città italiana. Tali requisiti riguardano sostanzialmente l’alloggio e la prima colazione.
Trattandosi di strutture ricettive a carattere familiare, differenti da chi decide di avere un’attivitià di affitta camere a Roma, i B&B possono disporre di un numero limitato di camere che devono essere arredate con: letto, armadio, comodini, lampade, sedie e cestino per la spazzatura.
Per le camere doppie le dimensioni minime sono di 14 mq, mentre le singole devono misurare almeno 9mq. La struttura deve essere in regola con le norme di sicurezza. Il servizio deve rigorosamente essere a conduzione familiare e a colazione è consentito servire solo cibi e bevande confezionati. I B&B non essendo aziende a carattere imprenditoriale devono rispettare una chiusura di almeno 60 giorni in un anno e non necessitano di partita Iva.
I prezzi dei Bed and Breakfast devono essere esposti bene in vista all’interno della struttura e i gestori hanno il dovere di comunicare alle autorità di Pubblica Sicurezza le generalità degli ospiti. Questi sono i requisiti fondamentali per aprire un B&B a Roma o in qualunque altra città italiana.

A chi rivolgersi per aprire un Bed and Breakfast a Roma

Le pratiche per avviare un B&B a Roma possono essere eseguite da soli ma se non si ha il tempo necessario o le competenze adeguate, è meglio rivolgersi ad uno studio geometri a Roma che sia in grado di risolvere tutte le problematiche legate all’apertura di un B&B.
Prolungare i tempi di apertura vuol dire perdere la possibilità di rientrare brevemente dell’investimento per un B&B e spesso è meglio pagare un geometra competente che analizzerà tutte le variabili e completerà le procedure in tempi veloci.

Se vuoi avere delle informazioni per avviare un Bed and Breakfast a Roma, scrivici, ti risponderemo il prima possibile.

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Gestione Bed and Breakfast Roma: pro e contro

Vuoi occuparti di gestione bed and breakfast a Roma? Ecco cosa devi sapere.

Come qualsiasi altra impresa ricettiva, anche avviare un Bed&Breakfast a Roma implica pro e contro, che si possono elencare qui di seguito secondo la prospettiva del turista, del gestore, e del territorio.

Gestire un bed and breakfast a Roma: pro

In primo luogo, il B&B consente al turista un approccio intimo alla cultura e alle tradizioni locali. Rispetto ad una formula di tipo alberghiero, il B&B conferisce alla vacanza una maggior autonomia, e determina un esborso economico più accessibile. Inoltre, nel B&B il turista respira un’atmosfera generalmente confidenziale e distesa.

Dal punto di vista del gestore, avviare un B&B a Roma può rappresentare un introito notevole. Nella fase di start-up gli investimenti sono piuttosto ridotti, e la gestione del B&B non comporta un carico esorbitante in termini di tempo. In tal modo, il gestore può trascorrere più tempo a casa con la propria famiglia, ed evitare tutti gli stress e le difficoltà legate al raggiungimento del posto di lavoro (traffico, condizioni climatiche avverse, ecc..).

Trattandosi di un lavoro prettamente domestico, la gestione risulta particolarmente agevole. Inoltre, le regole per aprire un Bed&Breakfast sono molto semplici. Le pratiche B&B a cui deve sottoporsi il gestore sono molto più semplici e veloci rispetto alle tediose procedure burocratiche tipiche delle altre imprese ricettive.

Gestione bed and breakfast a Roma: contro

Per quanto concerne gli svantaggi più significativi, avviare un B&B a Roma implica una minore privacy familiare, un carico di lavoro aggiuntivo, un’attività sostanzialmente ripetitiva, introiti diversificati in base alla concentrazione turistica della zona occupata dal B&B, camere occupate anche durante le festività.

Avviare un B&B a Roma garantisce una serie di vantaggi anche al territorio. Il B&B tutela l’ambiente, favorisce l’eco sostenibilità, la valorizzazione di zone tradizionalmente poco visitate (incluse le fasce territoriali più emarginate).

D’altra parte però, un B&B comporta l’aumento della quantità di rifiuto, nonché il transito di autovetture su strade solitamente poco trafficate (come il centro storico).

 

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Quale colazione fornire nei B&B e nelle attività di affittacamere?

Come aprire un affittacamere che includa anche la somministrazione di cibi e bevande?

Le regioni italiane sono regolate da normative ben precise in merito, che mirano ad assicurare la massima sicurezza alimentare del cliente. Nelle regioni Campania, Umbria, Friuli Venezia-Giulia, Valle d’Aosta, Abruzzo e Veneto il servizio di somministrazione va limitato esclusivamente a cibi e bevande confezionati.

Molise e Sardegna prevedono il consumo in loco di prodotti pre-confezionati e non manipolati; in Molise, in caso di prodotti non pre-confezionati, la normativa richiede la specificazione degli ingredienti.

Se si desidera avviare un’attività di affittacamere a Roma, bisogna seguire una regolamentazione ben precisa: le norme B&B a Roma prescrivono l’impiego di alimenti confezionati e privi di manipolazione.

La Liguria e la provincia autonoma di Trento prescrivono l’utilizzo di tutti gli alimenti non sottoposti a manipolazione. Basilicata ed Umbria prevedono invece la somministrazione dei soli prodotti locali che non implicano alcuna manipolazione.

In Lombardia e in Piemonte, bisogna rispettare le regole vigenti nell’ambito della sicurezza alimentare e del consumo di vivande nella struttura ricettiva. La legge valida nelle Marche circoscrive i servizi di somministrazione al circa 70% dei cibi locali, confezionati oppure rilevati da società o consorzi agrari. La legislazione della Toscana stabilisce una prima colazione all’italiana, o comunque a base dei prodotti tipici della zona.

Non presentano disposizioni particolari le regioni Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, e la provincia autonoma di Bolzano.

Oltre alle specifiche legate alla colazione, le attività di affittacamere o dei Bed and Breakfast a Roma, richiedono di seguire altre normative. Tramite una consulenza di un professionista, potrai avviare la tua attività nel giro di pochissimo tempo. Contattaci

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Classificazione dei B&B e degli affitta camere

È illegittima la rettifica di classamento “automatica” dei cc.dd. “Affittacamere” e dei “Bed & Breakfast” da cat. A a cat. D/2. Nell’ambito dell’attività di rettificata catastale “automatica” nei confronti di alcuni immobili collocati nel centro di Roma, l’Agenzia delle Entrate ha deciso di integrare anche i cc.dd. “Affittacamere”, poiché secondo la legge sono strutture costituite da non più di sei camere, posizionate in non più di due appartamenti ammobiliati in un medesimo stabili, ove vengono forniti alloggio e possibili servizi complementari.

In particolare, le pratiche per avviare attività di affitta-camere secondo l’Agenzia delle Entrate, vedono la rettifica dell’accatastamento di tale esercizio, ubicati regolarmente in appartamenti classificati in catasto in cat. A, immettendoli nella cat. D/2, la quale è riservata ad alberghi e ristoranti. Molto simile la situazione dei cc.dd. relativa ai B&B. La rettifica della categoria catastale da cat.A a cat. D/2 sembrerebbe essere stata attuata per la modifica di diversa distribuzione degli spazi interni, ove vengono apportati dei cambiamenti sostanziali nei confronti delle caratteristiche intrinseche ed estrinseche della uiu. Le camere con bagno esclusivo e i possibili servizi, rendono l’unità censibile a uso residenziale.

Tuttavia, tra le norme per affitta camere, non può essere rilevata la carenza o la mancata motivazione di ogni classamento appartenente all’attività di affittacamere o di Bed & Breakfast da cat. A, ovvero abitazioni civili, a cat. D/2, ovvero alberghi e pensioni. Tale esercizio non sarebbe paragonabile a quello di una pensione o di un albero, ma classificato come extralberghiero. In base alla norma di riferimento, l’attività deve essere praticata in unità immobiliari a uso abitativo, ovvero quelle che possono essere classificate nella categoria catastale A.

Agli affittacamere, l’articolo 4, comma 1, chiede che tale mansione sia esercitata all’interno di locali adibiti a civile abitazione, classificabili nella categoria catastale A e non in quella D. situazione simile viene predisposta per i B&B, anche se sarebbe opportuno chiedere consulto a uno studio geometra a Roma. Se il requisito dovesse mancare, la Provincia potrebbe togliere l’autorizzazione concessa per svolgere tale attività. Chi invece si occuperà di inviare al Comune o alla Provincia tutti i documenti necessari, dichiara che i locali appartengono alla categoria catastale A; in altri casi, non si avrà l’autorizzazione per procedere con l’esercizio.

È inoltre possibile contestare la legittimità riguardo gli avvisi di accertamento catastale tramite un ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, entro 60 giorni dalla notifica. La presentazione di tale istanza non cessa i termini per il ricorso ed è molto difficile che l’Agenzia delle Entrate risponderà prima della sua scadenza.